Critica e Liberta'

Il borghese del Taburno
La borghesia e la costruzione sociale della Provincia di Benevento
di Nicola Ciervo

veduta sant'agata de' goti

Intitolare questa rubrica "Il Borghese del Taburno" costituisce un necessario atto di igiene storiografica. Serve un antidoto alla mitologia del brigante, ormai ridotto a santino turistico o a comodo alibi identitario.
La storia del Sannio va liberata dal folclore per guardare in faccia la realta': l'ossatura di queste terre e' stata edificata lontano dai boschi, nei luoghi del comando reale. Si e' formata tra i codici degli studi notarili, nelle segreterie vescovili, nei centri di gestione del latifondo. L'architetto di questa costruzione statale e' stato il ceto medio. Una borghesia di provincia spesso rapace, talvolta illuminata, sempre pragmatica, che si e' sporcata le mani per dare una forma istituzionale al vuoto. La Provincia di Benevento del 1860 nacque come azzardo geometrico. Un compasso traccio' un cerchio sulla carta per dare un corpo politico all'antica enclave pontificia, forzando la geografia.
L'operazione costrinse a convivere valli che si ignoravano da secoli: la Caudina, la Telesina, il Fortore, il Matese. Mondi estranei, residui di amministrazioni diverse, vennero cuciti insieme d'imperio. A tenere unito questo nuovo organismo amministrativo fu il ceto intermedio. Avvocati, possidenti e sacerdoti dovettero gestire un potere schiacciato da tre giganti che non ammettevano errori. Il primo era la Terra. Il latifondo dettava legge. La borghesia capi' l'urgenza di stringere un patto spietato con le campagne per garantire la pace sociale. Bisognava tenere la massa bracciantile al suo posto, produttiva e silenziosa, disinnescando la bomba della miseria con un misto di paternalismo e controllo ferreo. La politica locale, fatta ancora oggi di relazioni corte e gestione quasi fisica del consenso, e' figlia diretta di quel bisogno di ordine. Il secondo gigante era l'Altare. Otto secoli di dominio papale avevano reso la Chiesa la principale infrastruttura di disciplinamento sociale del territorio.
L'amministratore locale sapeva che governare contro i Vescovi equivaleva al suicidio politico. Il compromesso con la struttura ecclesiastica divenne la prassi, l'unica via per mantenere la presa sulla realta' del paese. Qui si inseri' il terzo attore, la Loggia. La Massoneria sannita agi' come camera di compensazione. Nel segreto delle officine, l'élite liberale e quella clericale trovarono il luogo per siglare accordi indicibili alla luce del sole. Si costrui' un centrismo ante litteram, dove mondi opposti collaboravano in nome della stabilita' e della conservazione degli assetti proprietari. Alcuni storici definiscono questa strategia "conservatorismo intelligente". E' l'arte di traghettare un mondo arcaico nella modernita' senza farlo esplodere.
Se oggi il Sannio arranca, paga anche il conto di quella stabilita' immobile che ha ingessato il futuro per decenni. Ma negare la rilevanza politica, pur nel suo cinismo, di quella classe dirigente significherebbe restare ciechi davanti alla genesi del nostro presente. Ripartiamo dunque dai libri, per capire come siamo stati costruiti.

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