Quando in Parlamento c'era Lucio Colletti
di Giancristiano Desiderio

Lucio Colletti, si sa, era uno spiritaccio e il maggior filosofo italiano del secondo Novecento. Una volta, in una delle nostre passeggiate nel corridoio dei passi perduti - il transatlantico di Montecitorio - un po' parafrasando Woody Allen e un po' Eugene Ionesco disse: "La filosofia e' morta, la politica pure e neanche io mi sento molto bene".
Aveva ragione, purtroppo, in tutt'e tre i casi. Di li' a poco sarebbe morto come - disse Piero Melograni commemorandolo - un filosofo antico, tuffandosi nelle calde acque di un lago etrusco. Richiamo alla mente i ricordi perche' le parole di Colletti, che allora mi sembrarono solo l'ennesima battuta del suo gusto sarcastico, si rivelano oggi profetiche. Il confronto tra il Parlamento di ieri e il Parlamento di oggi e' impietoso e se oggi nessuno e' in grado di passeggiare su e giu' per la Camera e parlare di Aristotele, pur e' necessario considerare che proprio l'ultimo filosofo italiano del secolo scorso alla Camera decreto' senza finzioni che tutto era finito. Come a dire che la notte della politica italiana e' molto lunga e chissa' quando si potra' dire, rubando il titolo a Scotellaro, e' fatto giorno.
Mentre si saliva dalla buvette verso la sala stampa, Colletti sottobraccio mi spiegava perche' non era piu' tempo di perder tempo con la filosofia e una volta letto e capito Kant si poteva abbandonare la storia del pensiero e dedicarsi alla scienza. Le cose che diceva le aveva sistemate e pubblicate nel libro Fine della filosofia e altri saggi. Mentre discorreva ecco farsi avanti Ciriaco De Mita.
I due si salutarono. Quindi Colletti disse all'ex presidente del Consiglio ed ex segretario della Dc: "Tu che sei sia un politico sia un intellettuale ricorderai che Aristotele..." Non fece in tempo a terminare la frase che De Mita lo corresse: "Lucio, si dice Aristotile, con la i". Al che Colletti, tirandomi via per il braccio lo saluto' con insofferenza recitando dei versi del Canto notturno di un pastore errante dell'Asia di Leopardi che riteneva essere il maggior filosofo italiano: "Se la vita e' sventura, Perche' da noi si dura?". Poi a me, riprendendo il discorso: "Hai capito ora perche', ecco la sventura, e' morta anche la politica?".
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